L’uso della cannabis nella medicina tradizionale cinese

La cannabis è stata a lungo utilizzata nelle pratiche della medicina tradizionale cinese, ma in che modo e a quale scopo?

Quella dell’antica Cina era una civiltà altamente sviluppata che, secondo alcuni, ha continuato ad evolversi ininterrottamente fino ad oggi, il che la convertirebbe nella società più longeva della storia dell’umanità. La medicina tradizionale cinese è una pratica altrettanto avanzata, frutto di continue ricerche e documentazioni nel corso dei millenni.

Anche se non è annoverata tra le specie più importanti, la cannabis viene citata nei testi antichi come pianta utile per il trattamento di varie condizioni. Nel presente articolo analizzeremo come veniva usata e cercheremo di capire se gli antichi cinesi fossero già in grado di estrarre ed impiegare i cannabinoidi psicoattivi, oggi tanto apprezzati e temuti.

L’antica arte della medicina cinese

La medicina tradizionale cinese (MTC) è un sistema medico antico, ma estremamente evoluto, risalente ad almeno 5.000 anni fa. La MTC adotta un approccio olistico e filosofico nei confronti della salute, considerando l’organismo umano e l’universo come una singola entità ed applicando i trattamenti sulla base di questa linea di pensiero.

Alcuni dei trattamenti più conosciuti, almeno in Europa e negli Stati Uniti, includono l’agopuntura, il tai chi, la terapia alimentare ed il qigong. Lo scopo di tutte queste pratiche è quello di creare armonia all’interno del corpo e tra il corpo e l’universo.

Il Qi (o Chi), uno dei concetti essenziali della MTC, è l’energia vitale che fluisce attraverso ogni meridiano dell’organismo. Quando questa energia scorre liberamente, l’individuo è sano, felice e in comunione con l’universo. In caso di interferenze, il flusso di energia si interrompe e ciò può favorire la comparsa di disturbi o malattie, a seconda del tipo di blocco energetico.

Se ti stai chiedendo quale sia il concetto alla base dell’agopuntura, la risposta è il Qi. Gli aghi vengono infatti posizionati lungo i meridiani in cui scorre il Qi, per rimuovere eventuali blocchi e lasciar fluire questa energia vitale. Il Tai Chi è una disciplina derivata dalle arti marziali cinesi, il cui scopo è quello di sbloccare e bilanciare il Qi attraverso movimenti lenti e fluidi.

Il Qi, la forza vitale dell’universo, scorre in ogni cosa, inclusi gli elementi della natura e, quindi, anche nelle piante e negli alimenti. Secondo la MTC, assumendo i cibi giusti in quantità adeguate, è possibile mantenere l’organismo in armonia con l’universo.

Sebbene non occupi uno spazio particolarmente rilevante nella MTC, anche la cannabis (o “da ma”) è considerata una pianta con proprietà benefiche.

A che epoca risalgono i più antichi riferimenti alla marijuana?

L’ormai defunto imperatore Sheng Nung (2696–2737 a.C.) fu il primo a registrare l’impiego della cannabis nella medicina tradizionale cinese circa 4.800 anni fa, e da allora ne è passato di tempo.

Solo 2.000 anni fa la cannabis è stata inserita nel The Divine Farmer’s Materia Medica, una sorta di enciclopedia medica che annovera farmaci e pratiche mediche ed è utilizzata ancora oggi.

Tuttavia, gli abitanti dell’antica Cina non fumavano cannabis, bensì utilizzavano i semi, le foglie e le infiorescenze macinati con altri alimenti.

Di seguito elencheremo alcuni dei più comuni utilizzi della cannabis nella medicina tradizionale cinese.

Come veniva utilizzata la cannabis nell’antica Cina?

La cannabis era una delle coltivazioni più diffuse nell’antica Cina. Veniva usata per scopi alimentari e per ricavare le preziose fibre di canapa che, per migliaia di anni e fino ad epoche molto recenti, hanno rappresentato una materia prima indispensabile in ogni parte del mondo.

Molto probabilmente, la cannabis non veniva usata principalmente come medicinale. I suoi impieghi terapeutici erano molteplici e poco chiari (maggiori informazioni nei paragrafi successivi).

  • Fibre

La cannabis (o canapa) veniva coltivata innanzitutto per le sue fibre. Questi filamenti solidi e resistenti sono incredibilmente versatili e perfetti per realizzare tessuti, corde, vele, carta, reti da pesca e molto altro.

Il manuale di agricoltura Essential Techniques for the Welfare of the People (Qi Min Yao Shu) descrive dettagliatamente alcune tecniche per la coltivazione della canapa, includendo perfino una prova documentata di una delle prime concimazioni della storia. Il testo riconosce inoltre la natura dioica della cannabis e spiega che la rimozione degli esemplari maschi durante la fioritura impedisce alle femmine di produrre semi. Tuttavia, il manoscritto non suggerisce di attuare tale procedura; questo significa che gli antichi cinesi non coltivavano piante di cannabis femmina con fiori privi di semi. Quindi, non erano interessati a raccogliere cime ricche di cannabinoidi.

  • Coltivazione alimentare

Nell’antica Cina, i semi e le radici della cannabis venivano consumati come cibo. A questo punto, potrebbe essere difficile tracciare una linea che separi la pianta usata come alimento dalla pianta usata come rimedio terapeutico. Nella MTC, infatti, si ritiene che molti alimenti possiedano proprietà terapeutiche e curative, proprio come nella filosofia ayurvedica indiana.

L’utilizzo di semi e radici come nutrimento potrebbe essere considerato una naturale evoluzione; la pianta veniva comunque coltivata in grandi quantità per ricavarne le fibre e non avrebbe avuto senso sprecare le parti vegetali restanti.

Non è chiaro se la cannabis sarebbe esistita come alimento se non fosse stata coltivata per le sue fibre. Ad ogni modo, dal momento che la cannabis selvatica è comunemente diffusa in varie parti della Cina, è probabile che le popolazioni locali l’avrebbero comunque raccolta per nutrirsene.

  • Terapie olistiche

Esiste una certa confusione riguardo il modo in cui la cannabis veniva usata nella MTC. Oggi, i semi (achenes) sono l’unica parte della pianta ancora utilizzata da questo sistema medico. Tuttavia, alcune testimonianze suggeriscono[1] un impiego più esteso.

I Bencao (raccolta di testi di medicina cinese) sottolineano a più riprese l’utilizzo della cannabis, ma esprimono informazioni contrastanti riguardo le parti della pianta da usare ed il modo in cui impiegarle. Inoltre, non è chiaro se le piante contenessero dosi significative di cannabinoidi o se venissero lavorate e consumate in modo che tali molecole fossero assimilate dall’organismo.

Secondo i documenti recuperati, nell’antica Cina la maggior parte della cannabis veniva coltivata per la produzione di fibre, ma gli antichi conoscevano la distinzione tra la canapa e la cannabis con proprietà psicoattive. Tuttavia, l’utilizzo di cannabis psicoattiva era sporadico e non del tutto compreso dagli uomini del tempo.

Per fare un esempio, le parti della pianta vengono nominate diversamente nei vari testi antichi, quindi gli studiosi non acquisivano nozioni univoche sulla cannabis. Pertanto, anche se qualcuno avesse saputo come estrarre i componenti psicoattivi dalla pianta, tale conoscenza sarebbe rimasta circoscritta.

Negli antichi testi di medicina cinese è possibile reperire alcuni riferimenti ai fiori di cannabis (che contengono i cannabinoidi), ma non esistono prove che essi venissero preparati in modo da rendere biodisponibili i cannabinoidi. Detto questo, alcune applicazioni della cannabis indicano che in certi casi si usufruisse degli effetti psicoattivi della pianta. Affronteremo questo argomento in modo più approfondito nei paragrafi seguenti.

Per ora, è importante notare che tali impieghi sarebbero oggi associati alle proprietà di CBD e THC. Fondamentalmente, però, non è chiaro in che modo venisse utilizzata la cannabis nella medicina tradizionale cinese. Sebbene sia probabile che alcune persone sperimentassero gli effetti psicoattivi della pianta, è altrettanto probabile che si trattasse di eventi isolati.

Inoltre, i riferimenti ai fiori della cannabis diminuiscono con il passare del tempo, al punto che nei testi di medicina più recenti compaiono prevalentemente i semi (che non contengono molecole psicoattive).

La cannabis nella medicina cinese

Come accennato in precedenza, la cannabis è considerata in vari testi antichi come una pianta utile per trattare diverse condizioni e, ad essa, vengono attribuite proprietà che anche gli studi odierni cercano di appurare.

  • Cannabis e disturbi dell’umore

Nel VII secolo d.C., Sun Simiao scrisse che la cannabis poteva essere utilizzata per trattare gli stati di “prosternazione”. Tale condizione era caratterizzata da depressione e desiderio di isolamento.

Secondo vari documenti successivi, alcuni dei quali risalenti al XX secolo, la cannabis rappresenta un potenziale strumento per trattare agitazione, isteria ed insonnia. Tali testi includono il Li Chengh’s Pharmacognosy e lo Yang Huating’s illustrated Analysis of Medicines.

  • Cannabis e malessere fisico

Almeno tre diverse fonti classificano la cannabis come trattamento per il dolore fisico.

Una di esse è Tao Hongjing, l’altra Su Song e la terza Sun Simiao. Curiosamente, nei loro testi, tutti e tre gli studiosi specificano che occorre assumere semi di cannabis per alleviare il dolore. Dai documenti di Su Song, si evince che i semi ingeriti con un po’ di vino possono trattare il dolore causato da lesioni ossee.

A questo punto sorge una domanda spontanea: perché gli antichi ritenevano che la pianta potesse alleviare il dolore fisico, ma prescrivevano solo i semi?

È per pura coincidenza che parti della cannabis venissero prescritte per tale scopo? O forse gli effetti psicoattivi della marijuana erano già noti, ma non era ancora chiaro quali parti della pianta racchiudessero tali proprietà?

  • Cannabis ed anestesia

Nella MTC si fa riferimento all’utilizzo della cannabis come anestetico. Il primo documento noto, redatto da Hua Tuo, risale al III secolo d.C. Egli dichiarò di aver creato un anestetico adatto per gli interventi chirurgici, una scoperta davvero rivoluzionaria per l’epoca. Sfortunatamente, le istruzioni e le procedure sono andati perduti dopo la sua morte.

Secondo un altro autore, Bian Que, una combinazione di cannabis ed altre erbe avrebbe tranquillizzato i pazienti, attenuando le sensazioni di dolore e favorendo lo svolgimento della procedura chirurgica. Se tale metodo fosse stato efficace o meno, resta un mistero.

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