Cannabis per uso terapeutico: quando si usa, prescrizione, controindicazioni

Generalità

Che cos’è la Cannabis per uso terapeutico?

Il ricorso alla marijuana per uso terapeutico – o meglio, alla cannabis per uso terapeutico – è approvato in Italia già da diversi anni, benché il dibattito in quest’ambito continui a rimanere acceso suscitando opinioni contrastanti.

In verità, l’impiego della cannabis in campo medico risale ad un passato ben più lontano di quanto si possa immaginare. Basti pensare, infatti, che la prima documentazione in cui si cita la marijuana per uso terapeutico è rappresentata da testi medici cinesi risalenti a ben 3000 anni fa.

Ad ogni modo, alcune delle proprietà terapeutiche tradizionalmente ascritte alla marijuana dalla medicina popolare sono state ampiamente confermate da numerosi studi e prove cliniche, tant’è vero che si è arrivati ad approvarne l’impiego in terapia.

ndicazioni terapeutiche

Quando si utilizza la Cannabis per uso terapeutico?

La marijuana per uso terapeutico (o cannabis a uso medico, che dir si voglia) trova impiego nei seguenti casi:

  • Per indurre analgesia in caso di patologie che implicano spasticità associata a dolore (come , ad esmepio, la sclerosi multipla, le lesioni dle midollo spinale) e che sono resistenti ai trattamenti convenzionali.
  • Per indurre analgesia in presenza di dolore cronico, in particolare di tipo neurogeno, quando il trattamento con FANS, corticosteroidi od oppioidi non si è rivelato efficace.
  • Per indurre un effetto anticinetosico ed antiemetico in presenza di nausea e vomito indotti da chemioterapia, radioterapia, terapie farmacologiche contro HIV ed AIDS, quando non è possibile ottenere i medesimi effetti con terapie tradizionali.
  • Per stimolare l’appetito in presenza di cachessia, anoressia e perdita dell’appetito nei pazienti affetti da AIDS, nei pazienti oncologici e nei pazienti affetti da anoressia nervosa.
  • Per contrastare i movimenti involontari – corporei e facciali – nei pazienti affetti da sindrome di Tourette che non rispondono ai trattamenti standard.
  • Per contrastare l’eccessiva pressione endooculare (effetto ipotensivo) nei pazienti affetti da glaucoma resistente ad altre terapie convenzionali.

Nota Bene

In Italia, la cannabis per uso terapeutico può essere prescritta dal medico solo quando i trattamenti convenzionali non danno risultati soddisfacenti o non sono più sufficienti a controllare i sintomi indotti dalle suddette patologie.

Difatti, l’uso della cannabis terapeutica – come riportato dal Ministero della Salute – “non può essere considerato come una terapia propriamente detta, bensì un trattamento sintomatico di supporto ai trattamenti standard, quando questi ultimi non hanno prodotto gli effetti desiderati, o hanno provocato effetti secondari non tollerabili, o necessitano di incrementi posologici che potrebbero determinare la comparsa di effetti collaterali“.

Principi attivi

Principi attivi della Cannabis per uso terapeutico

I principi attivi che giustificano il ricorso alla cannabis per uso medico sono i cosiddetti cannabinoidi. In particolare, l’interesse medico-farmaceutico è rivolto verso il THC o delta-9-tetraidrocannabinolo e verso il cannabidiolo o CBD.

Il THC, infatti, è il principale responsabile delle attività antidolorifiche, antinausea, antiemetiche, rilassanti e stimolanti dell’appetito attribuite alla marijuana; mentre il CBD aumenta le proprietà antidolorifiche di quest’ultimo, prolungandone la durata d’azione e diminuendone al contempo gli effetti collaterali, in particolare quelli a carico del sistema cardiovascolare e dell’apparato respiratorio. Inoltre, il CBD contribuisce alla riduzione della pressione endooculare ed è dotato d’interessanti proprietà anticonvulsive, sedative ed antipsicotiche.

Dal momento che i principi attivi di maggior interesse medico presenti nella cannabis sono THC e CBD, la marijuana per uso terapeutico attualmente commercializzata e approvata deve essere necessariamente standardizzata e titolata in questi due principi attivi.

Vie di somministrazione

Come si assume la Cannabis per uso terapeutico?

La cannabis per uso terapeutico può essere assunta sostanzialmente attraverso due differenti vie di somministrazione: quella orale e quella inalatoria.

L’assunzione per via orale prevede la preparazione di un decotto facendo bollire le infiorescenze della pianta in acqua secondo le indicazioni ricevute dal medico.

L’assunzione per via inalatoria, invece, prevede l’utilizzo di un vaporizzatore (dispositivo medico marcato CE) ad aria calda e filtrata. Con questo apparecchio, la cannabis viene scaldata ad alte temperature (ma non viene bruciata) e libera vapori che devono poi essere inalati dal paziente.

La via di somministrazione inalatoria viene solitamente prescritta dal medico nei casi in cui la somministrazione orale non produca gli effetti farmacologici desiderati, o comunque quando questa figura sanitaria lo ritiene più opportuno.

Anche in questo caso, sarà il medico a fornire indicazioni in merito alla posologia di cannabis da utilizzare.

Lo sapevi che…

Dal 2013, nel nostro Paese, i medici neurologi possono prescrivere un medicinale registrato contenente estratti di Cannabis sativa per alleviare gli spasmi dolorosi nei pazienti affetti da sclerosi multipla (SM) nei quali i trattamenti convenzionali non hanno dato i risultati sperati.

Il medicinale – avente nome commerciale Sativex® – contiene quindi il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) e il cannabidiolo (CBD) ed è classificato ai fini della fornitura come un farmaco soggetto a prescrizione medica di tipo limitativo non ripetibile (quindi, da rinnovare volta per volta), vendibile al pubblico solo su prescrizione di centri ospedalieri o di specialisti (nel caso specifico, il neurologo).

Effetti collaterali

Quali sono gli effetti collaterali della Cannabis per uso terapeutico?

Come qualsiasi altra sostanza, anche la cannabis per uso terapeutico può causare effetti indesiderati. Tuttavia, le informazioni sulle reazioni avverse indotte dall’uso medico della cannabis non sono così numerose tanto quanto quelle derivanti dall’uso ricreativo della sostanza.

Gli eventuali effetti indesiderati, inoltre, non necessariamente si manifestano in tutti i pazienti nello stesso modo, così come potrebbero non manifestarsi affatto. Il tipo e l’intensità di tali effetti, per altro, potrebbero variare anche in funzione della via di somministrazione scelta, della posologia e del tipo di disturbo da trattare, oltre che in funzione della sensibilità del paziente nei confronti della sostanza.

A questo proposito, si segnala che la cannabis è sottoposta al sistema di fitosorveglianza delle sospette reazioni avverse e che, con periodicità semestrale, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) pubblica le relazioni inerenti le avvenute segnalazioni di sospette reazioni avverse a preparazioni magistrali a base di cannabis per uso terpaeutico.

Controindicazioni

Quando la Cannabis per uso terapeutico NON deve essere utilizzata

Fermo restando che il medico che decide di prescrivere la somministrazione di cannabis deve sempre considerare il rapporto rischio/beneficio derivante dall’uso di questa sostanza, le principali controindicazioni per l’uso del prodotto in questione in ambito medico riguardano:

  • Individui con una storia personale di disordini psichiatrici e/o una storia familiare di schizofrenia, poiché la cannabis può provocare crisi psicotiche;
  • Persone con una storia pregressa di tossicodipendenza e/o abuso di sostanze psicotrope e/o alcol;
  • Persone affette da disturbi maniaco-depressivi;
  • Persone che presentano disturbi cardio-polmonari severi, poiché l’utilizzo della cannabis può provocare ipotensione o ipertensione, sincope e tachicardia;
  • Soggetti che manifestano una grave insufficienza epatica, renale e soggetti con epatite C cronica, poiché vi è un aumentato rischio di sviluppare o peggiorare una steatosi epatica;
  • Soggetti in terapia con farmaci ipnotico-sedativi, farmaci antidepressivi o farmaci psicoattivi in generale, poiché la cannabis può generare effetti additivi o sinergici;
  • Adolescenti e giovani adulti a causa di alterazioni mentali che sono maggiori durante il completamento dello sviluppo cerebrale;
  • Donne in gravidanza o che stanno pianificando una gravidanza e donne che allattano al seno.

Produzione e tipologie

In Italia, il ricorso alla cannabis per uso terapeutico è consentito dalla legge dal 2006. Inizialmente, però, la marijuana in questione non poteva essere prodotta in Italia e, per tale ragione, veniva importata dall’Olanda.

Da dicembre 2016, invece, sono entrati in commercio i primi lotti di cannabis per uso terapeutico interamente prodotti in Italia e, più precisamente, nello stabilimento chimico-farmaceutico militare di Firenze.

Entrando più nel dettaglio, la cannabis qui prodotta a partire dal 2016 è nota come Cannabis FM2, contiene THC in concentrazioni che variano dal 5% all’8% e CBD in concentrazioni variabili dal 7,5% al 12% ed è nata grazie a un progetto pilota del Ministero della Salute in collaborazione con il Ministero della Difesa.

Da luglio 2018, inoltre, è disponibile anche la varietà Cannabis FM1, contenente THC in concentrazioni dal 13% al 20% e CBD in concentrazioni <1%.

Naturalmente, la produzione, la preparazione, la distribuzione alle farmacie, la commercializzazione e la dispensazione ai pazienti della cannabis per uso terapeutico sono strettamente regolamentate dalla legge.

Prescrizione e dispensazione

Come accennato, la dispensazione della cannabis per uso terapeutico è severamente regolamentata dalla legge.

Essa, infatti, può essere prescritta dal medico solo ed esclusivamente quando le terapie convenzionali non sono efficaci. La ricetta deve essere di tipo non ripetibile e deve riportare tutti i dati relativi alla preparazione magistrale del farmaco, come dose, posologia, modalità di assunzione e durata del trattamento che non deve essere superiore ai tre mesi.

Va precisato, tuttavia, che – come per ogni scelta terapeutica – la decisione di prescrivere prodotti a base di cannabis per uso medico va condivisa con il paziente, che dovrà essere messo al corrente dal medico dei benefici e dei potenziali rischi derivanti dall’uso della stessa cannabis. Il medico, poi, dovrà raccogliere il consenso informato scritto del paziente.

Infine, ricordiamo che la cannabis per uso terapeutico prescritta dal medico per impieghi autorizzati dal Ministero della Salute può essere rimborsta dal Servizio Sanitario Nazionale.

Fonte: .my-personaltrainer

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