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Referendum su giustizia, eutanasia e cannabis: il 15 febbraio può nascere una nuova Italia

1. La stagione referendaria avviata l’estate scorsa affronterà, il 15 febbraio, un tornante decisivo: il giudizio sull’ammissibilità dei quesiti in tema di eutanasia, cannabis e giustizia da parte della Consulta. Se e quali voteremo, in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno, dipenderà dalle sue decisioni. Il rischio di uno slittamento al 2023, infatti, è ormai sventato: da qui alle urne referendarie, difficilmente interverrà un decreto di scioglimento anticipato delle Camere, firmato da un Capo dello Stato appena rieletto, e controfirmato da un Presidente del Consiglio inchiodato a Palazzo Chigi per proseguire l’azione di governo. Egualmente remota è l’ipotesi che, in un così breve segmento di tempo, siano approvate leggi last minute innovative di quelle oggetto dei referendum, tali da disinnescarli.

Quel tornante (e come ci si è arrivati) va allora illuminato a giorno. Perché conoscere serve a deliberare. Ma anche a misurare le decisioni che gli attori del procedimento referendario (promotori, Ufficio centrale di Cassazione, giudici costituzionali) hanno preso o assumeranno. La posta in gioco è alta: l’esercizio del diritto di voto e – sulla scia dei suoi esiti – l’avvio di una stagione di riforme su temi di grande rilievo sociale. Per il Paese, sarebbe un salutare remake.

Fonte: www.ilriformista.it

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