Addio a Walter De Benedetto, simbolo della lotta per la legalizzazione della cannabis terapeutica

Ha lottato fino all’ultimo per vedere tutelato un diritto e cercare di cambiare le cose. Walter De Benedetto, è morto a 50 anni per un arresto cardiaco nella sua casa di Olmo ad Arezzo. Da anni soffriva di una grave forma di artrite reumatoide che gli provocava dolori lancinanti. Era diventato un simbolo della battaglia per coloro che necessitano della cannabis a scopo terapeutico. La sostanza infatti aveva la capacità di dagli sollievo a quelle atroci sofferenze e per questo motivo aveva iniziato a coltivarla a casa sua.

Nel 2019 era finito sotto processo dopo un blitz al suo domicilio da parte dei carabinieri, per una serra dove De Benedetto coltivava cannabis. La dose consentita per legge non era sufficiente a lenire i dolori che la malattia gli provocava. Accusato di coltivazione illecita di cannabis, era stato assolto nel 2021: per il gup il fatto non sussisteva, la produceva e utilizzava a scopo terapeutico per la sua malattia. La sua vicenda, la sua battaglia continua, avevano fatto emergere tutte le falle di un sistema che non garantisce un diritto.

Nel suo ultimo appello al Parlamento, lo scorso 17 marzo, aveva scritto: “Ci sentiamo scoraggiati perchè sembra che il nostro Stato preferisca lasciare 6 milioni di consumatori nelle mani della criminalità”, organizzata anziché permettergli di coltivarsi in casa le proprie piantine’ e concludeva, come sempre, ricordando a tutti che ‘Il dolore non aspetta’”. Così ricorda in una nota l’associazione Meglio legale ricordando Walter De Benedetto. “Nella notte purtroppo ci ha lasciato Walter De Benedetto – spiega Antonella Sodo, coordinatrice della campagna Meglio legale che lo scorso anno ha seguito il processo di De Benedetto, imputato per aver coltivato la sua terapia -. Con il suo coraggio è riuscito a portare il tema della cannabis terapeutica, e di tutte le difficoltà in cui incorrono i pazienti che ne fanno uso, all’attenzione dell’opinione pubblica. È stato costretto a fare una cosa che nessun paziente dovrebbe fare: rendere pubblico il suo dolore. Da vero leader gentile ha fatto della sua sofferenza una battaglia di e per molti. Noi continueremo la sua e la nostra lotta con maggiore forza e determinazione, come lui ci ha insegnato

De Benedetto soffriva di artrite reumatoide da giovanissimo, da oltre 35 anni – avrebbe compiuto 51 anni quest’anno. Aveva deciso di coltivare cannabis “per supplire alle mancanze del Sistema Sanitario che non gli garantiva la terapia, nonostante la regolare prescrizione. Costretto ad affrontare un processo, con la sentenza dello scorso aprile 2021, si è sancita la sua non colpevolezza: l’utilizzo della cannabis è stato dichiarato strettamente legato ai fini terapeutici. Le motivazioni sono apparse come una novità nel panorama giurisprudenziale, creando con la sua battaglia un precedente in grado di aiutare molti altri nelle sue condizioni”. Supportato da Meglio Legale e dall’associazione Luca Coscioni, Walter De Benedetto si era più volte appellato alla politica: in vista del suo processo si era rivolto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’ultima lettera, appunto, lo scorso 17 marzo 2022, al Presidente della Camera Roberto Fico, alla Ministra Fabiana Dadone e al Presidente della Commissione Giustizia Mario Perantoni per sollecitare la risposta del Parlamento davanti alla proposta del ddl sulla coltivazione domestica, ancora oggi in discussione in Commissione Giustizia.

Questa notte ci ha lasciati Walter De Benedetto. Ha lottato tanto, non solo contro la malattia ma per cambiare questo Paese. Lo ha fatto e ha vinto in tribunale dove uno Stato proibizionista, folle e crudele lo ha portato come imputato per essersi coltivato la Cannabis che gli serviva ad alleviare i suoi dolori”. Così su Facebook Riccardo Magi, deputato e Presidente di +Europa. “Lo ha fatto – aggiunge – sostenendo le campagne e le iniziative per legalizzare la cannabis senza mai risparmiare energie. Riposa in pace caro Walter, continueremo a lottare per gli stessi obiettivi, a partire dalla mia proposta sulla coltivazione domestica, che proprio ora è in discussione in Commissione Giustizia e che ti avrebbe evitato un processo e tante preoccupazioni”, conclude.

In una nota Massimiliano Iervolino, Giulia Crivellini e Igor Boni, segretario, tesoriera e presidente di Radicali Italiani. “Quando è stato processato per coltivazione domestica di cannabis – l’unica cura per la grave forma di artrite reumatoide di cui soffriva sin da giovane – la sua assoluzione ha rappresentato uno spiraglio di luce per tanti pazienti che, come lui, continuano a vedersi negata la propria terapia e i propri diritti. Ricordiamo con grande emozione l’applauso dei tanti che con noi erano ad Arezzo di fronte al tribunale sotto una pioggia scrosciante, quando arrivò la notizia dell’assoluzione. Walter venne assolto ma la legge proibizionista rimane da condannare senza attenuanti. Una legge criminogena che riempie le galere di disperati e consegna miliardi di euro alle mafie e alla criminalità. Walter non c’è più ma noi continueremo a lottare contro lo Stato proibizionista, per liberare la cannabis dalle mani delle mafie. Continueremo a farlo in onore di Walter, della sua tenacia e del suo esempio”, concludono.

Fonte: www.ilriformista.it

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