Guyana: la canapa per salvare l’economia

Il governo della Guyana ha avviato i colloqui per discutere in merito alla legislazione volta a creare e a strutturare l’industria della canapa all’interno dei confini nazionali.

Il disegno di legge propone in particolare l’istituzione di un organo di governo dedicato interamente ed esclusivamente allo sviluppo del settore: un’Autorità di regolamentazione, che, come affermato dal ministro dell’Agricoltura Zulfikar Mustapha, avrà inoltre il compito di fornire la materia prima per la coltivazione e la produzione di canapa industriale (e, di conseguenza, dei prodotti derivati) e di provvedere, allo stesso tempo, allo sviluppo di attività di ricerca legate alla pianta e ai suoi utilizzi.

Obiettivo finale di questo progetto è riuscire a inserire il Paese all’interno di un mercato globale sempre più redditizio.

“C’è una grande opportunità che ci attende in termini di industria della canapa, per non parlare della spinta tecnologica, dai materiali di costruzione al mondo farmaceutico”, ha sottolineato il presidente Mohamed Irfaan Ali durante una conferenza stampa tenutasi all’inizio di marzo.

L’industria della canapa per lo sviluppo economico della Guyana

In Guyana, inoltre, i sostenitori del mondo a cinque punte sottolineano i vantaggi economici non solo dal punto di vista della coltivazione, della lavorazione e della realizzazione di prodotti derivati dalla canapa, ma anche da un punto di vista più ampio e che coinvolge l’intera filiera e tutte le attività collegate: dall’occupazione al marketing, dal settore assicurativo a quello bancario, passando per la vendita al dettaglio.

Ad avvalorare le proposte ci sono numerosi dati di settore, come quelli della Hemp Acreage and Production Survey del 2021, che nel suo National Hemp Report ha condiviso i risultati in termini economici della canapa coltivata all’aperto e indoor negli Stati Uniti: il valore della produzione della pianta outdoor ha raggiunto i 712 milioni di dollari; quello della canapa coltivata al coperto, invece, i 112 milioni.

Inoltre, secondo il Global Industrial Hemp Markets Report 2021-2028, pubblicato da GlobeNewswire nel novembre 2021, il mercato globale della canapa industriale dovrebbe raggiungere i 12,01 miliardi di dollari entro il 2028 e dovrebbe espandersi a un tasso di crescita annuale composto del 16,2% dal 2021 al 2028. Tutti numeri, questi, che hanno convinto la Guyana e molti altri Paesi del mondo ad affacciarsi sul mercato della canapa industriale.

Tra i motori di questo sviluppo la crescita della popolazione, unita all’aumento del reddito disponibile pro capite; l’aumento della domanda e dell’utilizzo dell’olio di canapa nei prodotti alimentari e nelle bevande, scelto per i suoi benefici; e l’aumento della domanda di cosmetici, di prodotti per la cura personale e integratori proteici di alta qualità.

Canapa e occupazione: i possibili sviluppi e il contrasto del mercato illegale

Nel caso specifico della Guyana, inoltre, l’apertura al mercato a cinque punte regolamentato porterebbe enormi benefici anche dal punto di vista occupazionale.

Recenti studi mostrano infatti come il piantare 100mila ettari di canapa potrebbe creare fino a 40/50mila posti di lavoro, incentivando così uno sviluppo economico anche attraverso i crediti di carbonio e la produzione di corde, tessuti, vestiti, scarpe, cibo, carta, bioplastiche, biocarburanti e materiali per la costruzione e l’isolamento.

A questi si aggiungono i benefici specifici per il settore agricolo del Paese, che recentemente ha visto un drastico calo di oltre il 50% in termini di colture chiave come riso e canna da zucchero.

Su questa base, il presidente Mohamed Irfaan Ali ha affermato inoltre di voler avviare al più presto le trattative con tutti i coltivatori di cannabis illegale già presenti nel Paese, una conversazione che verrà avviata anche per dissuadere gli agricoltori dal piantare la pianta con fini narcotici.

“Ho intenzione di tenere un incontro e far loro capire che c’è un futuro praticabile nell’industria della canapa. Vorrei iniziare con loro questa discussione, allontanarli dalla cannabis illegale, che ha conseguenze sociali, e spingerli a entrare nella nuova attività economica del Paese, che non avrà invece quel tipo di impatto dal punto di vista sociale; questo darà loro anche un maggior ritorno economico. Inoltre, hanno già tutte le competenze e l’esperienza necessaria”, ha concluso Mohamed Irfaan Ali.

Fonte: www.canapaindustriale.it

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