Charas: L’Oro Nero Dell’Himalaya

Charas: l’oro nero dell’Himalaya!

Uno degli estratti più antichi usati dall’uomo, e molto apprezzato ancora oggi, è il charas. Il charas è quasi uguale all’hashish, ma viene ottenuto con una procedura diversa.

In India il charas è considerato sacro. Viene usato durante le cerimonie religiose ed è molto famoso anche nei Paesi circostanti. Di solito contiene ricche dosi di THC, un sapore delizioso, ed effetti intensi. Ma in realtà il charas offre molto più di questo. Se volete immergervi nella vischiosa storia del charas, capire come si usa e come è fatto, ecco a voi un approfondimento sull’ “oro nero” dell’Himalaya.

COS’È ESATTAMENTE IL CHARAS?
Il charas ha molti aspetti in comune con altre forme di hashish, ma è comunque unico nel suo genere. La procedura per ottenere il charas è uguale a quella di molti estratti in cui è prevista la separazione dei tricomi (lo strato cristallizzato e appiccicoso che ricopre i fiori di cannabis) dal resto della pianta di cannabis. Ad ogni modo, per ricavare il charas si utilizzano esclusivamente le cime fresche, mentre per le altre forme di hashish vengono usati i fiori essiccati e un gran numero di tecniche differenti.

Esistono varie dicerie su come venga realizzato il charas tradizionale ma, non potendole confermare, restano semplici leggende urbane.
Tuttavia, il modo più comune per ottenere il charas è usando le mani.

Nella storia dell’hashish, il termine “charas” si usava per definire ogni forma di resina di cannabis pressata. Questa definizione è cambiata nel corso del tempo, e oggi è la parola “hashish” ad indicare ogni forma di resina di cannabis compatta. Il termine “charas”, invece, si riferisce soltanto al charas.

Il charas, generalmente venduto in palline o bastoncini, viene fumato con un cilum. Ma, se amate il tabacco, potete anche inserirlo in uno spinello o blunt.
Ad ogni modo, fate attenzione. In genere il charas è potentissimo, e può produrre un effetto ai limiti dello psichedelico.

Fumando charas potreste sperimentare allucinazioni e stati di coscienza alterati, oltre a difficoltà nell’articolare le parole, fame intensa, e talvolta occhi arrossati. Allo stesso tempo, gli effetti sono avvolgenti e rilassanti, proprio come quando si fa un bellissimo sogno.

ORIGINI E STORIA DEL CHARAS

ORIGINI E STORIA DEL CHARAS

Il charas è originario dell’India, in particolare delle regioni Parvati Valley e Kashmir. In queste zone è presente una grande quantità di piante di cannabis allo stato selvatico, che crescono rigogliose alle pendici dell’Himalaya attirando allevatori, cercatori di varietà e intenditori di cannabis da ogni parte del mondo. Potete trovare il charas anche al di fuori dell’India, ad esempio in Pakistan e Nepal. Tuttavia, l’India è il Paese più famoso per questo estratto.

Nelle suddette regioni, il charas viene chiamato con nomi differenti. I più diffusi sono Malana Cream e Kerala Gold. Parvati Valley è la patria del Malana Cream, un concentrato costoso e ricco di THC. Il Kerala Gold, detto anche Idukki Gold, non è molto facile da reperire al giorno d’oggi.

Il charas è molto usato nelle pratiche religiose e spirituali di ogni parte del mondo, e soprattutto nella religione induista.

La Shaiva, una setta dell’induismo, usa il charas nei rituali per venerare il Dio Shiva, il terzo dio della “Somma Trinità”, che rappresenta la morte e la distruzione.

I seguaci dello Shivaismo, chiamati “shivaiti”, fumano il charas tramite un cilum fatto di argilla, dopo aver ripetuto più volte i vari nomi di Shiva, tra cui Viswanatha, Mahandeo, e Mahadeva. Secondo l’induismo, il Dio Shiva è un vero appassionato di cannabis. Ecco perché quest’erba ricopre un ruolo così importante in questo culto.

Il Charas era tradizionalmente ottenuta da cannabis selvatica conosciuta come “jungle”; era predominante fino alla fine degli anni ‘60 quando i primi hippie scoprirono queste valli.

Da allora i campi coltivati, chiamati “baguija”, sono aumentati esponenzialmente, così tanto che oggi la maggior parte del Charas prodotta in questa zona è “baguija”. La potenza, i sapori e le peculiarità della cannabis selvatica himalayana sono impareggiabili e la “jungle” sarà sempre la preferita dagli intenditori sia locali sia occidentali. I due villaggi di Tosh e Nakthan, agli estremi limiti della valle del Parvati, erano santuari che rimarranno per sempre nella nostra memoria: la bellezza e l’amore della dea Parvati si percepiscono nella sua valle e nella cannabis selvatica che cresce sotto la sua protezione.

Nell’Himalaya le piante di cannabis maturano dai primi di settembre fino alla fine novembre, ma la cannabis selvatica lo fa prima di quella coltivata, cosicché da quelle parti ci sono due “stagioni”. Solo gli abitanti dei villaggi più alti delle montagne e una manciata di stranieri, che stagione dopo stagione vi si recano, sono a conoscenza dell’alternativa delle coltivazioni selvatiche ancora esistenti e hanno l’esperienza necessaria per raccogliere la resina al culmine del ciclo di fioritura delle piante.

Gli “intenditori che ritornano” affitterebbero una “baguija” e lascerebbero il terreno incolto per permettere alle piante di ritornare al loro potenziale originario. Le piante coltivate di altezze comprese tra i 180 e i 250 centimetri e con ramificazioni, evolveranno in pochi anni fino a diventare steli di poco meno di un metro di altezza e con una singola cima, assomigliando molto di nuovo ai loro progenitori selvatici. Anche la colorazione, il profilo terpenico e l’uniformità delle piante sono cambiati; la cannabis coltivata, che in genere presenta tonalità verde scuro, acquisisce una gamma di colori completa e presenta una varietà di fenotipi e di aromi.

Il Charas di più alta qualità, non importa se ottenuto da cannabis selvatica coltivata,
viene chiamato “cream” da tutti gli “aficionados”. La “cream” è rara, e impossibile da ottenere se non ti rechi nei campi e te la produci da solo e/o assumi dei professionisti
 locali del Charas da far lavorare sotto la tua supervisione. Un raccoglitore manuale otterrà dai 5 ai 15 grammi di crema al giorno a seconda, principalmente, della dimensione delle mani, dell’esperienza e dell’ubicazione (selvatica o coltivata) della pianta.

COME OTTENERE IL CHARAS

COME OTTENERE IL CHARAS

Se siete interessati a mettere alla prova la vostra abilità manuale, sappiate che potete realizzare il charas anche da soli. Ad ogni modo, la procedura non è proprio semplicissima. Infatti, crea parecchio disordine, richiede una buona dose di impegno, pazienza e purtroppo, anche una tonnellata di ganja. Dovrete maneggiare parecchia resina, e le vostre mani saranno ricoperte da una densa sostanza color marrone scuro-nero.

Prima di sporcarvi le mani, dovete procurarvi il seguente materiale: fiori di cannabis con un po’ di stelo, presi da una pianta non ancora pronta per essere raccolta, ma prossima alla maturazione, e un paio di mani pulite e pronte all’azione. Potete capire che la pianta è pronta per estrarre il charas quando i semi sono maturi, ed emergono visibilmente dalla piantagione. Fate una prova: estraete un seme e controllate che il suo rivestimento sia sufficientemente scuro e resistente.

Ovviamente, questo metodo vecchia scuola funziona bene per le varietà tradizionali ed autoctone che erano usate originariamente per fare il charas, ma se state crescendo solo piante femmina al fine di raccogliere grosse cime, non ci saranno semi. In questo caso, dovreste usare piante che sono circa ad una settimana dal raccolto finale. Anche le cime mature possono essere usate, ma ci vorrà qualche sforzo in più per fare il charas.

Quando vi lavate le mani, evitate di usare saponi profumati e lozioni. Scegliete invece un detergente naturale e inodore. Con le mani pulite e il materiale a disposizione, potete iniziare a preparare il charas.

Prima di tutto, afferrate un paio di cime e strofinatele dolcemente tra le mani. Agite senza fretta, con delicatezza. Non premete troppo poiché rischiate di sprecare resina. Cercate di spremere le cime contro il palmo della mano usando il pollice, in modo da estrarre più olio. Evitate di premere con tutta la vostra forza.

Mentre fate rotolare le cime tra le mani, noterete la resina che fuoriesce. Si tratta di una sostanza incredibilmente appiccicosa, quasi come catrame. Questo è il charas. Quando siete soddisfatti della quantità di resina estratta, potete iniziare a formare palline o bastoncini di charas. Per farlo, continuate a massaggiare le cime tra i palmi delle mani, plasmando la resina fino ad ottenere la forma desiderata.

Più tempo dedicate a questo procedimento, più il risultato sarà migliore. Non abbiate fretta, guardatevi una serie tv su Netflix e lavorate con calma. Quando la vostra pallina, o bastoncino, è completa, potete fumarla immediatamente. Ricordate però di avvolgere il charas restante in una pellicola di plastica, per evitare che si asciughi troppo.

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Fonte: www.dolcevitaonline.it
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