La canapa industriale per ottenere gas naturale rinnovabile

Negli ultimi giorni l’idea di utilizzare la canapa per produrre energia, così come accade già con altre colture, è in fase di studio visto l’alto potenziale di questa pianta anche da questo punto di vista. Oggi, oltre a prendere in considerazione i combustibili che possono essere ricavati dalla canapa, il focus è sulla possibilità di utilizzarla per ottenere gas naturale rinnovabile.

Il gas naturale rinnovabile come fonte di energia

Il gas naturale è una delle principali fonti energetiche globali, indispensabile per il riscaldamento domestico, la cottura dei cibi e la produzione di acqua calda. Nonostante si tratti di un combustibile d’uso comune, non sempre se ne conoscono nel dettaglio le caratteristiche: il suo componente principale è il metano, ma vede anche la presenza di anidride carbonica, azoto e idrogeno.

Rispetto ad altri combustibili fossili, il gas può essere una fonte di energia rinnovabile perché, attraverso processi tecnologici specifici, permette la produzione di biometano, biogas, idrogeno verde e metano sintetico: tutti gas rinnovabili che contribuiscono a ridurre le emissioni di gas serra, favorire il processo di decarbonizzazione e mitigare gli effetti del cambiamento climatico.

Il biogas, il biometano, l’idrogeno verde e il metano sintetico sono diverse forme di gas rinnovabile, definito come il prodotto che si ottiene da due processi: la digestione anaerobica e il Power-to-Gas. Nel caso della digestione anaerobica, i rifiuti organici – come ad esempio quelli provenienti dall’agricoltura –  vengono decomposti e trasformati in biogas e biometano.

Il ruolo della National Hemp Growers Cooperative

La National Hemp Growers Cooperative americana nei prossimi giorni condividerà un libro bianco che dimostra che la canapa non solo può competere con altre colture energetiche, ma che supera altre colture nel suo rapporto input-output. Ciò significa che la canapa richiede meno input rispetto alle colture tradizionali per i biocarburanti, come il mais e le barbabietole, ma produce un carburante a più alto contenuto energetico.

Secondo Nick Walters, socio amministratore della National Hemp Growers Cooperative, la canapa ha il potenziale di produrre 208 milioni di Btu per acro (poco meno di mezzo ettaro), che equivalgono a 60mila kilowattora di elettricità, sufficienti a far funzionare un’asciugatrice 24 ore al giorno per 27 mesi, in base alle ricerche del suo team, guidato dall’agronomo David Cornett e da Eberhard Lucke, amministratore delegato di Lucke Consulting Technology Services.

Oltre al suo potenziale energetico, la canapa coltivata in modo rigenerativo può estrarre il carbonio dall’atmosfera e bloccarlo nel terreno, costituendo così un metodo per il sequestro del carbonio e la mitigazione dei cambiamenti climatici.

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La canapa è anche una fonte energetica interessante, ha detto Walters, perché non entra nella problematica del dover “scegliere” tra cibo e carburante. i semi di canapa, preziosi dal punto vista alimentare, non saranno mai utilizzati in un digestore, dove potrebbe invece finire la biomassa di scarto.

Per quanto riguarda il motivo per cui la cooperativa sta pubblicando questo studio, Walters dice che fa parte del suo “modello di business molto particolare che consente ai nostri membri e ai nostri investitori di essere coinvolti in molteplici strutture di trasformazione a valore aggiunto per i vari usi della canapa in tutto il Paese. Il nostro obiettivo è costruire ricchezza per i nostri membri attraverso l’agricoltura rigenerativa e lo sviluppo sostenibile”.

Fonte: www.canapaindustriale.it

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